Turismo in tandem per aprire le vie del territorio all’accessibilità

Turismo in tandem per aprire le vie del territorio all'accessibilità, il racconto di Vincenzo Donadeo

Di Vincenzo Donadeo

Carovigno tra cultura, storia, tradizioni e accessibilità.
Penso di aver trascorso una giornata molto emozionante.
Ho saputo che Giusi, una mia amica non vedente che gira in tandem con Chiara, la sua guida, erano in Puglia. Ho pensato di organizzare qualcosa di simpatico ma, in realtà non sapevo da dove partire. Rendere felice qualcuno, penso sia uno degli obiettivi di ognuno di noi. E così mi sono dato da fare.

Ho fatto qualche telefonata e inviato qualche messaggio ad amici.
Sono rimasto favorevolmente sorpreso quando tutti hanno risposto in maniere positiva alle mie richieste.
Anche Daniele, titolare di Madera Bike, ciclotour, la mia guida, ha arricchito la nostra escursione con le sue spiegazioni.
Ci ha fatto apprezzare tutti i particolari della natura, facendoci cogliere tanti odori e profumi.

La sua descrizione è stata molto gradevole: accurata e fruibile. Carovigno è un caratteristico borgo bianco sul mare, tipico del paesaggio pugliese, dove ulivi, vitigni e fichi d’india incorniciano lo scenario naturale che si contraddistingue per la presenza di numerose torri, testimonianza di tempi remoti.
È un luogo ricco di storia e leggenda, pregno di fascino e tradizioni popolari, in cui si rispecchiano le radici profonde di un Sud carico di attrattiva.
Al mattino presto abbiamo fatto tappa al Castello Dentice di Frasso dove ci ha accolto una guida, prontamente avvisata da Francesco Valente, presidente dell’Atletica Carovigno.
Il Castello di Carovigno sorge sul punto strategico più alto dell’abitato.

La guida ce lo ha descritto, con dovizia di particolari. Io e Giusi subito abbiamo avuto lo stesso pensiero.
Era molto interessante quel che ci stava descrivendo ma, noi non potevamo vederlo.
Sarebbe stato molto molto utile avere una riproduzione tattile da farci toccare con le mani come già è stato fatto in altre località pugliesi.
Non è detto che non si faccia perché oggi, anche le istituzioni ci sono state vicine Ci ha accolto il sindaco, Massimo Lanzilotti con alcuni membri della giunta di Carovigno.
Hanno dimostrato una bella accoglienza.
Quasi a dire: “Ci fa piacere che siate passati a visitare il nostro borgo. Spero vi troviate bene!”

Del resto è questo che si fa con gli ospiti!
Ritengo che, per parlare di turismo, si debbano cambiare dei termini.
Non esistono più i turisti ma ci sono gli ospiti.
Non si devono togliere le barriere per i disabili ma per tutti.
In Puglia non esistono più i periodi specifici per fare turismo.
La nostra terra è talmente bella e talmente vasta che durante tutto l’anno si possono trovare tanti servizi per renderla accogliente e fruibile.
Tornando al nostro tour in tandem siamo passati dalle mura medioevali per poi scendere lungo la strada del Belvedere.
Ci siamo fermati al Santuario di Santa Maria di Belvedere. E’ collocato in una radura, tra ulivi e mare. Dove si respira aria pura.
La seconda tappa è stata scelta per far conoscere la parte più intima legata alla secolare tradizione della ‘Nzegna. Rappresenta un’usanza folkloristica ancora viva e molto sentita dagli abitanti del posto.

La battitura della ‘Nzegna ha origine intorno al 1100 d. C. ed è legata alla leggenda del Conte di Conversano (Bari), al quale apparve in sogno la Madonna del Belvedere che gli diceva di recarsi a Carovigno dove sarebbe guarito dalla paralisi che lo affliggeva.

Il nobile si mise in viaggio insieme ai suoi servitori e, ad un tratto, si persero tra la sterpaglia dove, improvvisamente, udirono grida d’aiuto di alcuni pastori rimasti impigliati tra il groviglio di rami insieme alla loro giovenca. Tagliati i rovi, essi scoprirono una grotta e qui l’immagine della Madonna, alla cui vista il Conte guarì miracolosamente.
Si narra che sulla strada del rientro, uno dei pastori avrebbe agitato un drappo colorato legato ad un bastone per attirare l’attenzione della folla e, fu allora che la bandiera simbolo di Carovigno divenne la’ Nzegna, ancora oggi agitata e lanciata in aria al ritmo di musica durante la processione pasquale o la dimostrazione ufficiali in cui gli sbandieratori si esibiscono.

Risaliti sui nostri tandem, abbiamo percorso strade tra ulivi secolari e odori di natura.
C’é un gradevole profumo di grano, l’odore di erba tagliata di fresco e quello della terra appena smossa dal trattore. Tra piccole salite e brevi discese, lo sterrato . Si sentono le ruote battere a terra. Continuiamo ad essere pervasi dall’odore di salsedine e della macchia mediterranea. Facciamo rotta verso la Torre. Daniele prende la mano di Giusi e l’appoggia sul muro della torre. Descrive il materiale usato per costruirla e ci racconta il suo uso. E’ stato bello il momento in cui ci ha raccontato dei soldati che, avvistando le navi nemiche urlavano: “Mamma li turchi !” E noi tutti insieme lo abbiamo urlato a squarciagola. È stato come fare un passo nel passato.

Siamo entrati nella torre, salendo una piccola scalinata. Troviamo la riproduzione di una nave piena di anfore. Giusi la tocca con delicatezza. Terminata la visita, siamo ripartiti alla volta del Centro di recupero delle tartarughe Caretta-Caretta della Riserva di Torre Guaceto. Qui le tartarughe vengono recuperate in vasche e poi, una volta guarite, vengono rimesse in mare. E’ stato un momento molto emozionante. Siamo stati accolti da Tonia Barillà del Consorzio di Torre Guaceto che ci ha spiegato tutte le caratteristiche delle tartarughe marine.

Tornati in bici, abbiamo raggiunto Porto Guaceto dove avevano preparato per noi, in una cornice incantevole, un tavolo ricco di prodotti tipici della gastronomia pugliese.
Dalla burrata alla frisa, dal capocollo al pomodoro fiaschetto.
Abbiamo trascorso un bel pomeriggio tra risate e scambio di esperienze.
Bovio, il responsabile dell’area si è preoccupato che tutto andasse per il meglio.
Tonia, prima di riaccompagnarci a casa, ci ha fatto gustare i gelsi raccolti direttamente dall’albero.

Siamo stati accompagnati alle nostre abitazioni e le ragazze a Ceglie Messapica dove alloggiano. Penso di aver passato una giornata bellissima. Ho sentito l’abbraccio e l’accoglienza di una intera comunità.