OPI attacca: “Non conformità dei dispositivi di protezione individuale consegnati al personale dell’Ospedale Perrino”

    20150711 102250 Brindisi ospedale Perrino1
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    Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Antonio Scarpa Presidente dell’OPI di Brindisi.

    Gentilissimi,
    Considerata l’evoluzione dello scenario epidemiologico, il carattere
    particolarmente diffusivo dell’epidemia di COVID-19 e l’incremento del
    numero di casi sul territorio provinciale, denunciamo a codesta Asl Br
    le numerose segnalazioni pervenute dai nostri infermieri, volti a
    segnalare la carenza e la non conformità dei DPI.

    La contestazione si sostanzia sulla decisione di consegnare al personale
    dei vari reparti impegnati nell’emergenza Covid-19 dell’Ospedale
    Perrino, le tute di protezione del corpo, che non recano sulla
    confezione, come previsto dalle direttive dell’INAIL, il pittogramma
    relativo al loro uso per il contenimento del rischio biologico e la
    certificazione UNI EN 14126-2004 per l’uso cui assegnate.
    Come risaputo, L’art. 15 del decreto legge n. 18 del 2020 detta
    disposizioni straordinarie per la gestione dell’emergenza Covid-19 e
    attribuisce all’Inail la funzione di validazione straordinaria e in
    deroga dei dispositivi di protezione individuale.

    Fermo restando i poteri del Commissario straordinario ai sensi dell’art.
    122, si tratta per l’Inail, che collabora alle misure di mitigazione del
    rischio Covid-19 in qualità di soggetto attuatore degli interventi di
    protezione civile, di una competenza nuova attribuita in via
    straordinaria, per cui ravvisiamo si debba associare anche il parere
    dell’istituto Superiore di Sanità per attestare la conformità del
    prodotto.

    Giusto applaudire gli infermieri per il proprio impegno e la propria
    dedizione, ingiusto lasciarli in prima linea senza gli strumenti
    necessari a ridurre il rischio di contagio da COVID-19.
    Il rischio zero non esiste. Lo sanno bene i tanti professionisti
    contagiati e lo sanno bene i colleghi che hanno lavorato negli ultimi
    giorni con responsabilità e senza indugi, in situazioni precarie di
    emergenza. Esistono strumenti però per ridurre il rischio.

    Come Ordine riteniamo encomiabile l’impegno professionale profuso da
    tutto il personale sanitario in prima linea nel fronteggiare la pandemia
    in atto.

    I Dispositivi di protezione individuali devono essere una priorità oltre
    che quantitativamente e qualitativamente adeguati, per questo si chiede
    un intervento celere, non più procrastinabile, di codesta ASL, volto ad
    arginare il rischio di contagio del personale dedito al fronte, primi
    operatori coinvolti nel front office con l’utenza e di conseguenza
    maggiormente esposti.