Omnibus 2024, Amati: “Riprendiamoci il Centro riabilitazione di Ceglie, gestito senza titolo. Basta con l’andazzo complice”

Dichiarazione del consigliere regionale Fabiano Amati.

“Il centro di riabilitazione intensiva di Ceglie Messapica deve tornare alla gestione pubblica e per questo ho presentato un emendamento all’Omnibus 2024. Il ricordo dello sguardo dei pazienti con coscienza nulla o minima, incrociato nella visita effettuata di recente nella struttura, bussa rumorosamente alla mia coscienza e non tacerò sino a quando qualcosa d’importante non sarà fatto.
La decisione di portare il tutto nella gestione pubblica è richiesta dalla natura del servizio, dall’ambizione di farne un’eccellenza, dai viaggi della speranza, dalla logica, dalle numerose norme violate sugli affidamenti dei servizi e pure dai conti.
Non possiamo più essere complici di un sistema fondato su una struttura di proprietà pubblica (della ASL di Brindisi) però gestita, da molti anni, da un privato che doveva fare solo una temporanea sperimentazione gestionale, depauperando il servizio pubblico di un importante segmento dell’offerta assistenziale, senza alcuno slancio d’innovazione e quindi non in grado di porre freni ai viaggi della speranza.
Da anni su questa questione emerge un silenzio che si lascia interpretare come complice, perché non risulta alcun titolo negoziale valido in grado di giustificare l’attuale gestione, per cui la presa in carico dei pazienti e il relativo pagamento delle prestazioni avvengono per un’usanza molto discutibile, ossia un andazzo.
Non mi sfugge la delicatezza della questione e pure l’anacronistica coltre di titubanza che circonda questa proposta, magari per non far adirare l’attuale gestore. Ma noi siamo la Regione, un ente pubblico, chiamato a gestire la sanità con principi d’universalità garantita dalla prevalenza del servizio pubblico, dove il privato è un incaricato di pubblico servizio per sopperire ad eventuali carenze, che si devono manifestare per motivi oggettivi e non per accomodamento politico. Non mantenere la barra dritta su questo principio, significa degradare il servizio pubblico a funzioni di vassallaggio, con aggravio dei costi e con distruzione del patrimonio umano impiegato nel servizio pubblico.
Il ritorno immediato del servizio nella gestione interamente pubblica, con l’auspicabile collaborazione delle Università pubbliche pugliesi, passa attraverso la garanzia del mantenimento degli attuali livelli occupazionali, utilizzando la normativa vigente che a ciò acconsente.
È ovvio che la decisione comporterebbe pure un risparmio di spesa, perché sarebbe eliminata dai costi ogni voce riferibile alla remunerazione del privato-incaricato di pubblico servizio”.