“Correre e mai fermarsi”, il racconto di Vicenzo Donadeo sulla “Sciòt e Vnòt”

Il racconto del nostro amico Vincenzo Doadeo sul turismo esperenziale in Valle d'Itira

Ho partecipato ad una delle gare podistiche più belle gare podistiche di sempre.
“Sciòt e Vnòt”. Una gara di 16 chilometri per atleti , ridotti a 13 chilometri per la camminata non competitiva.
E’ stata una andata ed un ritorno tra due comuni della nostra splendida Puglia. Da Martina Franca a Locorotondo.
Una gara che ha visto oltre 1800 iscritti.
Mi piace ringraziare l’amministrazione e le associazioni sportive che hanno organizzata molto bene l’evento sportivo.
Non c’erano strade nelle quali si potessero incontrare pericoli,
Per me è stato un onore partecipare e gareggiare insieme ad altri.
Nell’atletica non esistono disabili o abili, esistono le persone.
E’ così che ci si sente, quando corri.

Dopo una grande preparazione, grazie alle mie guide, ai miei angeli, ho potuto gareggiare senza problemi.
Per l’occasione, la mia guida, Luigi Martino ha sfoggiato la sua tenuta da guida.
E’ stato fatto per evidenziare ciò che stiamo facendo. Non serve ottenere un risultato o fare tempi da record ma è, manifestare la volontà di fare sport.
Di poter beneficiare di un diritto allo sport.
Grazie agli allenamenti, mi hanno consentito di migliorare, di giorno in giorno.
Questo può accadere a tutti.
Mi sono alzato alle 5.
Ho fatto colazione con una tazza d’orzo e tre fette biscottate su cui ho spalmato una marmellata di mele cotogne, fatta in casa.
Sono uscito di casa prima del dovuto. Faceva molto freddo.
Ho messo le cuffie alle orecchie per ascoltare un po’ di musica mentre aspettavo che mi venissero a prendere.
Quando sono arrivati Luigi, Filomena e Mario, sono salito in auto.
Ci siamo recati nella sede dell’Atletica Carovigno per poi partire, tutti insieme verso Piazza XX Settembre a Martina Franca, punto di partenza.
Lì ci sono stati consegnati i pettorali.
Avevo una grande agitazione positiva. Non vedevo l’ora di cominciare.
Mi sentivo bene.
Ci siamo riscaldati un po’. Poi ci siamo messi nel gruppo.
Una grande bandiera tricolore, passava sulla testa di tutti, accarezzandoci per farci capire la dignità che, attraverso lo sport, la nostra Nazione ci riserva.
C’è stato lo sparo.
Come al solito una rinascita.
Si parte.
Mi convinco che non ho bisogno di accelerare ma, di fare la mia gara.
Ho bisogno di trovare il mio ritmo.

Tutti i rumori che mi sono vicino, computer da polso che fanno i loro rumorini, caffetterie con i tintinnii delle tazzine, gli aromi del caffè.
Riescono a cogliere suoni che l’orecchio di un vedente – distratto dalle immagini – non riesce a percepire.
La voce di tutti gli amici che mi sono vicini e i mille complimenti che arrivano anche da altri atleti.
Dicevano:” Complimenti a Carovigno per ciò che sta facendo”.
Questa è una cosa che mi onora.
In questo paese ho trovato un sacco di amici che mi hanno permesso di fare attività sportiva e di raggiungere tanti obiettivi.
Luigi, la mia guida, mi ha rassicurato dicendomi di godermi, al massimo, la gara.
Per circa quattro chilometri mi ha descritto il paesaggio, in modo dettagliato.
I muretti a secco e vigneti.
Sento il rumore di un trattore e mi piace pensare che il contadino si sia voltato, mi abbia sorriso e mi abbia salutato.
In realtà, l’agricoltore non era neanche vicino al suo mezzo agricolo.
Tutto dentro di me stava cambiando: si stavano allontanando i pensieri negativi lasciando spazio a quelli positivi.

La descrizione del paesaggio, fatta da Luigi, era ben chiara nei miei ricordi di vedente.
Così rivedo la forma dei muretti a secco.
Sono quelle pietre della nostra terra che caratterizzano le vie di campagna e che d’estate si scaldavano intiepidendo l’anima e il cuore.
Scendendo per un’altra stradina, siamo passati vicino a uliveti, frutteti e vigneti.
C’era un vento piacevole che portava al naso l’odore di una terra morbida.
Siamo entrati anche addentrati in una pineta.
Era molto bello sentire il rumore soffice del piede che batteva sull’erba.
Abbiamo corso tra trulli, masserie e contrade.
Luigi non mi ha fatto perdere nulla di ciò che c’era intorno a noi, di ciò che stava accadendo

Siccome non si vede soltanto con gli occhi, ho gustato il paesaggio annusando i profumi e ascoltando i suoni che questa splendida terra sa regalare.
Tra l’altro, è noto che i non vedenti abbiano sensibilità particolari!
Era come se uscissi da un quadro per entrare in un altro.
Tutte le persone che ci passavano vicino continuavano a farci complimenti. Non per la gara ma per l’emozione e la sensazione che stavamo trasferendo, in quel momento.
Noi eravamo orgogliosi di questo e ricambiavamo, a nostra volta.
Luigi mi ha informato che tra l’ottavo e il nono chilometro, ci sarebbe stato da salire dei gradini.
Io non ho avuto paura perché al mio fianco c’era, non solo una guida ma anche un amico.
Quando siamo arrivati lì, abbiamo fatto la nostra fila. Mi sono appoggiato alla spalla di Giancarlo, un altro mio amico dell’Atletica, mi sono aggrappato a Luigi e insieme abbiamo fatto tutti i gradini.

Ad un certo punto siamo entrati in un tunnel e Luigi mi ha detto:” Non vedo niente”.
A quel punto mi è venuta la battuta:” Ecco, stiamo freschi. Siamo a posto tutti e due!”
Siamo riusciti a guadagnare l’uscita e abbiamo continuato a fare un’altra serie di gradini.
Alla fine abbiamo battuto un cinque!
Continuando il percorso, abbiamo attraversato l’arco di ingresso al centro storico di Locorotondo.
Le stradine del centro in posizione concentrica e radiale, conservano un’atmosfera arcaica che ci porta indietro nel tempo.
Le case imbiancate a calce, fanno da contrasto ai caratteristici tetti spioventi, le cummerse, costruiti con la stessa pietra locale dei trulli.
Oltre alle bellezze architettoniche, Locorotondo ci ha riservato mille sapori.
Ho percepito nitidamente il sapore dell’arrosto.
In queste zone cucinano le bombette. Sono involtini di capocollo con i quali si ama pranzare, la domenica.

Passando per queste vie, un signore, scherzosamente ci ha detto:” Per annusare le polpette, sono due euro!”.
L’anima si alleggeriva, tutto era così piacevole che anche la fatica si sopportava meglio.
Usciti da Locorotondo, incitati da passanti, curiosi e sostenitori, siamo scesi giù per la discesa che riporta in un bellissimo sentiero di campagna, sulla strada del ritorno in direzione Martina Franca.
E’ servita una buona dose di concentrazione e un immenso sforzo per superare tratti in salita e in discesa. Questa alternanza ha dato la possibilità di alleggerire il percorso, consentendo di riprendere fiato.
Siamo entrati anche in un agriturismo dove, per l’occasione, un gruppo di ballerini, in costumi tradizionali, ballava la pizzica. Avevo l’adrenalina a mille.
Facevo parte di quel fiume di gente che attraversava la Valle d’Itria.
Non mancavano tanti chilometri. Potevo farcela.
Anche se le gambe cominciavano ad indurirsi, il cuore era leggero e l’animo forte.
Più forte di me, è stata la mia guida che continuava a tenermi per mano dicendomi:” Vince, ce l’abbiamo quasi fatta!”.

Fino a qualche tempo fa, non avrei creduto di poter portare a termine questa competizione.
Luigi mi ha informato di una salita “spezzagambe”.
Era la mitica salita della “provvidenza”. Molta gente non correva più, camminava.
Anch’io ho preferito procedere adagio. Avevo paura di prendere uno stiramento e non poter concludere la gara.
Siamo entrati finalmente nel centro storico di Martina Franca passando sotto l’Arco del Carmine.

Gli ultimi metri e poi finalmente abbiamo raggiunto il traguardo in Piazza XX Settembre.
Una folla incredibile di persone ci aspettava.
All’arrivo mi è stata consegnata la medaglia che ho tenuto al collo in bella vista.
Ho gustato il panino con capocollo martinese, uno tra i migliori d’Italia.
Questo salume, tipico della Valle d’Itria, deve la sua particolarità al profumo di vin cotto e alla leggera affumicatura fatta con legno di fragno ed erbe della macchia mediterranea.
Con il mio pacco ristoro, ricco di prodotti tipici del territorio, sono tornato a casa ,contento, felice.
Incredibilmente abbiamo vinto tutti!
Hanno vinto tutti i partecipanti, ha vinto il pubblico, la Valle d’Itria, Martina Franca e Locorotondo in una festa all’insegna del benessere e dello stare assieme.
Questa gara a livello sportivo è stata organizzata molto bene.
E’ stata una competizione che mi ha consentito di gareggiare senza problemi.
Non c’erano strade nelle quali si potessero incontrare pericoli.
La passione per lo sport, e la corsa in questo caso, è stato un elemento molto importante nel creare gruppo e fare comunità.
Attorno alla gara podistica, ha ruotato tutto un mondo fatto anche di musica, di tradizioni, di enogastronomia e promozione turistica.

Anche la rivista internazionale “Runnersworld” ha dedicato un servizio alla gara, affermando che, uno dei motivi per cui vale la pena prenderne parte è “la possibilità di correre in uno scenario ineguagliabile per la natura rigogliosa e la grande trazione storico culturale. Martina Franca e Locorotondo sono due borghi la cui bellezza è invidiata nel mondo”.

Ancora una volta ho realizzato che nella vita, come nello sport, per raggiungere i nostri obiettivi dobbiamo metterci molta costanza, impegno e fatica.
Serve tanta motivazione e capacità di non arrenderci mai davanti agli ostacoli che incontriamo.
Ho cercato di dare importanza ad ogni attimo, impegnando al meglio il mio tempo.
Quel tempo che le mie guide mi dedicano.

Vincenzo Donadeo